II^ GM

 

DOMENICA 29 MARZO 2015:
75° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DEL TENENTE COLONNELLO RINALDO LOY,
MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE, ORIGINARIO DI SEUI

Nella notte del 29 marzo 1940, sulle alture in località “Amba Ghiorghis-Incasc”, in Etiopia, cadeva in combattimento il tenente colonnello Rinaldo Loy, alla testa del suo Battaglione.
Seui tra i suoi figli illustri, oltre a letterati, scienziati, religiosi e imprenditori, ha avuto anche valorosi militari. Colui che in divisa ha conquistato i più elevati riconoscimenti è stato Rinaldo Antonio Pietro Loy. L’Unico seuese che è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Nato a Seui il 15 marzo 1894, Rinaldo Loy terminati gli studi superiori nel 1914 si arruola come allievo ufficiale di complemento nell’81° Reggimento di Fanteria.
Nell’aprile 1915 è sottotenente di complemento a Ozieri, nel costituendo 151° Reggimento Fanteria della Brigata “Sassari”. A maggio è già nelle trincee del Carso.
Il 5 agosto 1915, mentre guidava il proprio reparto nel corso dei combattimenti a “Bosco Cappuccio” (Carso) rimane ferito gravemente alla spalla sinistra. In questa circostanza ottiene la sua prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Dopo il nosocomio Militare di Parma, la convalescenza la passa in famiglia, a Seui.
Il 28 giugno 1916 torna in prima linea nei ranghi nel 152° Reggimento Fanteria, sempre nella Brigata “Sassari”.
Il 1 febbraio 1917 viene promosso tenente e transita per meriti di guerra dal Servizio di Complemento al Permanente effettivo (Spe).
Il 28 febbraio sul “Monte Zebio”, riceve un encomio solenne dal Comando di Brigata per il fiero comportamento mantenuto in azione.
L’11 giugno, nel corso di una cruenta battaglia sempre a “Monte Zebio” conquista la sua prima Croce al Valor Militare.
Nell’azione del 15/18 settembre sull’altipiano della “Bainsizza” gli viene conferita una Medaglia d’Argento al V.M.
Il 16 marzo 1918 diventa capitano.
Il 16 giugno nella battaglia di “Croce”, sul Piave, ottiene la sua seconda Medaglia di Bronzo al V.M.
Nel corso del primo conflitto mondiale Loy partecipa anche ai sanguinosi combattimenti di “Trincea delle Frasche”, “Monte Zebio”, “Trincea dei Razzi”, “Col d’Echele” e “Col di Rosso”.
Nel primo dopoguerra diventa aiutante di campo del comandante della Brigata “Sassari”, con sede e Trieste. Nel 1922, in questa città conosce Maria Widmar, che diventerà sua moglie. Dal matrimonio nasce una figlia, Marinella.
Dal 1929 al 1934 presta servizio nel 9° Reggimento Fanteria “Regina”, con sede a Rodi, nelle Isole del Dodecaneso, allora italiane.
Dal 1934 al ‘36 è istruttore nella Scuola di Applicazione di Fanteria a Parma.
Allo scoppio della guerra in Etiopia chiede di partecipare. Nel marzo 1936 giunge a Massaua, al Comando della XXI° Divisione Camicie Nere “21 Aprile”.
Il 31 dicembre viene promosso maggiore.
Il 19 aprile 1937 assume il comando del XXXIII° Battaglione Coloniale Eritreo (inquadrato nella III^ Brigata Eritrea, al comando del generale Cubeddu). Si tratta del famoso Battaglione “Tipo”, il più famoso reparto di questo genere, composto da ufficiali italiani e da truppa e sottufficiali indigeni (ascari eritrei).
A “Lasta”, in Etiopia, dopo una serie di rischiose operazioni condotte conto il nemico tra il 21 e il 31 settembre 1937, gli viene conferita la seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare.
La sua seconda Croce al Valor Militare la conquista in azione a “Neva Seghè”, tra ottobre e dicembre 1937.
Il 5 marzo 1938 arriva la terza Medaglia di Bronzo al V.M. per aver guidato due battaglioni in una eroica azione di copertura ad una autocolonna in località “Bosco di Posit-Danghila”.
A “Faguttà – Gaggiam” (25 al 27 marzo 1938) al comando del suo Battaglione coloniale in furiosi combattimenti infligge forti perdite al nemico. Arriva la sua quarta Medaglia di Bronzo al V.M.
Il 15 gennaio 1939 conquista la sua quinta Medaglia di Bronzo nella battaglia di “Monte Ivriè” –“Beghemeder”.
Il 1 gennaio 1940 è promosso al grado di tenente colonnello.
La vibrante vita di questo soldato seuese si conclude da vero eroe, così come viene spiegato nella motivazione della sua Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria: “Intrepido comandante di battaglione coloniale, trascinatore e suscitatore di ogni entusiasmo, inviato a rinforzo a truppe impegnate contro preponderanti forze nemiche, conteneva durante la notte l’azione dell’avversario, immobilizzandolo. Il mattino successivo, a capo dei reparti avanzati, si slanciava arditamente all’attacco, sgominando il nemico ed assicurando il possesso della posizione raggiunta. Nell’ultima fase del combattimento, mentre con l’esempio del suo indomito valore incitava gli uomini alla lotta ed alla vittoria, colpito a morte immolava sul campo la sua esistenza, tutta intessuta di eroismo e di dedizione al dovere ed alla Patria. Le sue ultime parole furono: “Non curatevi di me! Avanti ascari!
Viva l’Italia”. (“Amba Ghiorghis-Incasc”, 29/30 marzo 1940).
Oggi il seuese Rinaldo Loy è sepolto a Roma nel Sacrario Militare del Cimitero Monumentale del Verano.

Rinaldo Loy attualmente risulta tra i soldati sardi più decorati (una medaglia d’Oro, due d’argento, cinque di bronzo e due croci di guerra al Valor militare). Nel 1956 a questo suo eroe Seui ha dedicato la piazza principale del paese, mentre il Ministero della Difesa gli ha intitolato la caserma di Nuoro, sede della Base logistico addestrativa della Sezione autonoma artiglieria dell’Esercito.
(foto: Seui, Casa natale del ten.col. Rinaldo Loy, Medaglia d’Oro al Valor Militare)
(Giuseppe Deplano – copyright © 2015)

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GIOVANNI DEPLANO,
UN FINANIERE DI SEUI ASSASSINATO IN UNA FOIBA DELL’ISTRIA

Finire in una foiba! Mai, il finanziere seuese Giovanni Deplano avrebbe immaginato di finire i suoi giorni in tal modo.
Nato a Seui, nel cuore montuoso della Sardegna, il 21 maggio 1919, Giovanni era figlio di un cantoniere delle nostre gloriose Ferrovie Complementari, oggi famose per il suo “Trenino Verde”.
Lasciata la cantoniera di “Bau is Corruttus”, che si affaccia nel grande scenario della vallata de’ “Su ponti mannu”, dove viveva con la famiglia, il nostro compaesano si arruola nella Guardia di Finanza.
L’armistizio dell’8 settembre del 1943 lo coglie a Spalato, nella Dalmazia. Seguirono giorni terribili non solo per la nostra Patria, ma anche per il giovane finanziere. L’armistizio, la fuga a Brindisi della corte savoiarda e la mancanza di ordini determinò un gravissimo sbandamento delle nostre truppe, in quel frangente disperse praticamente su tutti gli scacchieri del conflitto.
In quei giorni il nostro compaesano era inquadrato nella Sesta Legione della Guardia di Finanza, IV° Battaglione Mobilitato, Compagnia autonoma di Cerquenizza, Stazione navale di Spalato. Unità questa che era stata adibita a funzioni di difesa costiera.
Dalle ancora scarne notizie al momento del rompete le righe sembra che la maggior parte dei finanzieri dislocati nella zona vennero presi prigionieri dai partigiani di Tito. La fine per tanti di loro si riuscì a conoscere solamente anni dopo, con la scoperta delle foibe. Le tristemente famose cavità carsiche dove in quei giorni finirono la loro esistenza un numero ancora imprecisato di civili e di soldati italiani (di cui oltre 350 finanzieri). Tutti uccisi e gettati nelle foibe perché, come ricordò qualche anno or sono l’allora Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro, “erano colpevoli soltanto di essere italiani”.
Dalle poche notizie, sinora raccolte, sembra che il finanziere di Seui, potrebbe essere stato ucciso e gettato nella foiba detta “dei colombi” di Vines, nei pressi della cittadina di Albona (Pola). È probabile che il suo corpo sia tra le trentatre salme non ancora identificate delle ottantaquattro recuperate dal 16 e il 25 ottobre 1943 dai vigili del fuoco guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich. Sul fondo di questa cavità furono trovati i poveri corpi di militari e civili che, dopo essere stati torturati, vennero fatti precipitare con i polsi legati ad un grosso masso. A lavoro completato gli aguzzini gettarono alcune bombe a mano al fine di far sparire tale scempio. Da quell’orribile inferno si salvò miracolosamente una sola persona, Giovanni Radeticchio di Sisano, che fu l’unico testimone di quell’eccidio.
Ogni anno, il 10 febbraio, è il “Giorno del ricordo”, che l’Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.
È arrivato il momento che anche la nostra Comunità di Seui ricordi questo suo figlio, assassinato barbaramente in una assurda guerra.
(Giuseppe Deplano – copyright © 2014, riproduzione riservata)

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