10 Feb 2018

“Foibe, Giornata del Ricordo” – 10 febbraio: Nel 1943 anche Seui ha avuto una vittima

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Il finanziere Giovanni Deplano era nato a Seui il 21 maggio 1919. Figlio di un cantoniere delle nostre gloriose Ferrovie Complementari, viveva con la sua famiglia nella casa cantoniera di “Bau is Corruttus”, che si affaccia nel grande scenario della vallata de’ “Su Ponti Mannu”.
L’armistizio dell’8 settembre del 1943 lo coglie a Spalato, nella Dalmazia. Seguirono giorni terribili non solo per la nostra Patria, ma anche per il giovane finanziere seuese. A seguito della dissoluzione delle nostre Forze armate la maggior parte dei finanzieri dislocati nella zona furono presi prigionieri dai partigiani di Tito. La fine per tanti di loro si riuscì a conoscere solamente anni dopo, con la scoperta delle foibe. Le tristemente famose cavità carsiche dove in quei giorni finirono la loro esistenza un numero ancora imprecisato di civili e di soldati italiani (di cui oltre 350 finanzieri).
Dalle poche notizie sinora raccolte sembra che il finanziere di Seui sia stato ucciso e gettato nella foiba detta “dei colombi” di Vines, nei pressi della cittadina di Albona (Pola). È probabile che il suo corpo sia tra le trentatre salme non ancora identificate delle ottantaquattro recuperate dal 16 e il 25 ottobre 1943 dai vigili del fuoco, guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich. Sul fondo di questa cavità furono trovati i poveri corpi di militari e civili con i polsi legati a grossi massi.
Ogni anno, il 10 febbraio è il “Giorno del ricordo”, che l’Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.

È arrivato il momento che anche la nostra Comunità ricordi questo suo figlio, assassinato barbaramente in una assurda guerra. (Giuseppe Deplano – copyright © 2018)

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16 Gen 2018

“Seuesi in divisa”, un articolo in Lacanas !!!

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NEL NUMERO IN EDICOLA DELLA RIVISTA “LACANAS”
“I SEUESI IN DIVISA”
Nel numero attualmente in edicola della rivista “Lacanas” trovate un articolo “I Seuesi in divisa”.
Quattro pagine dedicate a varie storie e vicissitudini vissute da numerosi soldati di Seui.

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06 Dic 2017

Le storie del fante Efisio Luigi Cannas e del partigiano Giovanni Deplano sono in “Arcuerì, l’Annuario della Comunità Seuese 2017″

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La pubblicazione si può acquistare a Seui in edicola o da Marcello Moi. A Cagliari nelle edicole di Alessandro Farci (Piazza San Benedetto), dei fratelli Deplano (Su Planu) e nel bar dei fratelli Mura (Cittadella Finanziaria). Lo può acquistare anche via posta, telefonando al numero 070.5435098 (http://www.domusdejanaseditore.com/)

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12 Nov 2017

“Sabato 4 novembre 2017: Seui ha ricordato i propri soldati caduti in tutte le guerre”

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“Non si sentono più gli spari, ma nel cuore del nuovo popolo c’è sempre un posto per chi ha amato e onorato la patria, ovunque la vostra tomba è un ara”

Sabato 4 novembre 2017, Giornata dell’Unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, Seui ha ricordato tutti i suoi figli che sono caduti combattendo sui campi di battaglia di tutte le guerre.
Alle ore 10.30, nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena è stata celebrata una Santa Messa solenne.

Successivamente, al termine del rito religioso, è partito un corteo, con le autorità locali civili e militari, diretto al Monumento ai Caduti in guerra e sul lavoro (accanto al camposanto), dove nel corso di una cerimonia è stata deposta una corona d’alloro nella lapide dedicata a tutti i soldati Seuesi morti in combattimento. (Giuseppe Deplano © 2017)

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30 Giu 2017

“Affondamento del piroscafo “Tripoli” (1918): un articolo nella rivista “Lacanas”

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NEL NUMERO IN EDICOLA DELLA RIVISTA “LACANAS”
“LA TRISTE STORIA DI TRE SOLDATI SEUESI”
Nel numero attualmente in edicola della rivista “Lacanas” trovate un articolo sull’affondamento del piroscafo “Tripoli”, avvenuto nel corso della prima guerra mondiale.
Tra le numerose vittime anche tre soldati seuesi diretti al fronte. Si tratta di Giovanni Mascia, Daniele Carboni e Giovanni Meloni.

 

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09 Feb 2016

Giovanni Deplano, un finanziere di Seui assassinato in una foiba dell’Istria

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Finire in una foiba! Mai, il finanziere seuese Giovanni Deplano avrebbe immaginato di finire i suoi giorni in tal modo.
Nato a Seui, nel cuore montuoso della Sardegna, il 21 maggio 1919, Giovanni era figlio di un cantoniere delle nostre gloriose Ferrovie Complementari, oggi famose per il suo “Trenino Verde”.
Lasciata la cantoniera di “Bau is Corruttus”, che si affaccia nel grande scenario della vallata de’ “Su ponti mannu”, dove viveva con la famiglia, il nostro compaesano si arruola nella Guardia di Finanza.
L’armistizio dell’8 settembre del 1943 lo coglie a Spalato, nella Dalmazia. Seguirono giorni terribili non solo per la nostra Patria, ma anche per il giovane finanziere. L’armistizio, la fuga a Brindisi della corte savoiarda e la mancanza di ordini determinò un gravissimo sbandamento delle nostre truppe, in quel frangente disperse praticamente su tutti gli scacchieri del conflitto.
In quei giorni il nostro compaesano era inquadrato nella Sesta Legione della Guardia di Finanza, IV° Battaglione Mobilitato, Compagnia autonoma di Cerquenizza, Stazione navale di Spalato. Unità questa che era stata adibita a funzioni di difesa costiera.
Dalle ancora scarne notizie al momento del rompete le righe sembra che la maggior parte dei finanzieri dislocati nella zona vennero presi prigionieri dai partigiani di Tito. La fine per tanti di loro si riuscì a conoscere solamente anni dopo, con la scoperta delle foibe. Le tristemente famose cavità carsiche dove in quei giorni finirono la loro esistenza un numero ancora imprecisato di civili e di soldati italiani (di cui oltre 350 finanzieri). Tutti uccisi e gettati nelle foibe perché, come ricordò qualche anno or sono l’allora Presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro, “erano colpevoli soltanto di essere italiani”.
Dalle poche notizie, sinora raccolte, sembra che il finanziere di Seui, potrebbe essere stato ucciso e gettato nella foiba detta “dei colombi” di Vines, nei pressi della cittadina di Albona (Pola). È probabile che il suo corpo sia tra le trentatre salme non ancora identificate delle ottantaquattro recuperate dal 16 e il 25 ottobre 1943 dai vigili del fuoco guidati dal maresciallo Arnaldo Harzarich. Sul fondo di questa cavità furono trovati i poveri corpi di militari e civili che, dopo essere stati torturati, vennero fatti precipitare con i polsi legati ad un grosso masso. A lavoro completato gli aguzzini gettarono alcune bombe a mano al fine di far sparire tale scempio. Da quell’orribile inferno si salvò miracolosamente una sola persona, Giovanni Radeticchio di Sisano, che fu l’unico testimone di quell’eccidio.
Ogni anno, il 10 febbraio, è il “Giorno del ricordo”, che l’Italia dedica alla memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell’Esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati.
È arrivato il momento che anche la nostra Comunità di Seui ricordi questo suo figlio, assassinato barbaramente in una assurda guerra.
(Giuseppe Deplano – copyright © 2014, riproduzione riservata)

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12 Gen 2016

Giovanni Deplano di Seui, un partigiano garibaldino nei Balcani

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Sono passati oltre 70 anni da quell’8 settembre 1943, quando con l’armistizio si ebbe la dissoluzione delle nostre Forze Armate. Lasciate senza più ordini e privi di ogni collegamento con i vertici militari, in fuga verso le aree già liberate dalle truppe alleate nell’Italia meridionale. Tra i soldati che in quel triste momento si trovarono nei Balcani, altro fronte in sui l’Italia si trovava a combattere nel corso della seconda guerra mondiale, ci furono anche soldati seuesi. Tra questi Giovanni Deplano.

“Tito”, così era conosciuto Giovanni Deplano, nasce a Seui, nel cuore della Sardegna, il 14 dicembre 1919. Figlio di Gennaro e di Eleonora Marci.
Primogenito, proveniva da una famiglia agropastorale. Rimase orfano di padre quando era solo un bambino. Non partecipò al suo funerale perché dovette rimanere nei monti a pascolare le pecore, da lì potè scorgere tristemente in lontananza il corteo funerario che passava.
Successivamente si fece “prestare gli anni”, pratica frequente in quel periodo, per poter lavorare in miniera. Quel periodo di duro lavoro nella miniera di Fund’è Corongiu, a Seui, in età adulta gli lasciò in eredità la silicosi.
Nel 1938 decise di dare una svolta alla sua vita e si arruolò volontario nel Regio Esercito.
Il 19 marzo 1940 viene chiamato alle armi e inquadrato nel 57° Reggimento di Fanteria con base a Venezia.
Dopo un periodo trascorso ricoverato in ospedale per motivi di salute, il 10 marzo 1941 rientra in servizio e viene destinato al 410° Battaglione Complementi del Comando Divisione “Piave”.
Dal 27 luglio 1941 viene inquadrato nell’83° Reggimento Fanteria “Venezia”, Secondo Battaglione, Quinta Compagnia.
L’8 aprile 1941 si imbarca nel porto di Brindisi, direzione Albania. L’indomani sbarca a Valona. Ma solo il 15 aprile riesce a raggiungere la sua unità, già schierata sul fronte albanese. In quei giorni era pienamente in corso la seconda fase della campagna greca, che aveva visto l’Italia soccombere, davanti alla forte resistenza delle truppe elleniche, la cui forza era stata ampiamente sottovalutata dai comandi militari italiani e dallo stesso Mussolini. Grazie al determinante aiuto tedesco, con la 12^ Armata guidata dal Feldmaresciallo Sigmund Von List, proveniente dalla Romania e dalla Bulgaria, e dagli aerei della Luftwaffe, che praticamente distrussero il porto del Pireo, le truppe italiane (ampiamente rinfoltite) riuscirono a riprendersi e passarono all’attacco fino al 23 aprile 1941, quando a Salonico venne firmata la resa della Grecia.
Cessata la campagna in Grecia per la Divisione Venezia veniva rinviata in Albania per essere successivamente rimpatriata. Cosa che però non avverrà. Infatti, a causa dei continui attacchi portati avanti dai partigiani titini, l’unità di Deplano venne dispiegata il 26 luglio sul fronte Montenegrino, con base a Colaso.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 buona parte dei soldati italiani inquadrati nelle unità dislocate nei Balcani continuarono a combattere contro i nazifascisti, insieme all’Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, le unità partigiane jugoslave guidate da Tito. Il 2 dicembre 1943, a Pljevna, viene costituita la Divisione partigiana italiana “Garibaldi”.
Nelle file di questa grossa unità partigiana italiana ci furono tanti sardi. Non mancarono però anche diversi seuesi. Fra questi Armando Aresu, Serafino Deplano (che morì in Bosnia il 4 aprile 1944), Antonio Mascia (noto “lampioni”) e il nostro Giovanni Deplano.
Quest’ultimo combattè in questa unità partigiana garibaldina dal settembre 1943 all’8 ottobre 1944. In quella stessa data viene ferito e catturato dai tedeschi a Plievlje.
La sua esperienza prigionia in alcuni campi d’internamento nazisti durò oltre sette mesi e finì l’8 maggio 1945, quando viene liberato dai soldati anglo-americani.
Il 19 maggio s’imbarca nel porto di Ragusa per essere rimpatriato. L’indomani sbarca nel porto di Brindisi e viene sistemato nel Centro alloggio “Sant’Andrea” di Taranto.
Il 26 maggio 1945 viene inviato in licenza illimitata di rimpatrio in attesa del congedo, che arriverà dopo circa sei mesi, il 1 novembre.
Il 3 giugno s’imbarca nel porto di Napoli alla volta di Cagliari, dove arriva il giorno dopo.
Nel corso del secondo conflitto mondiale gli saranno conferite tre Croci al Merito di Guerra, di cui due (12 dicembre 1968, nn. 1621 e 1622) per azioni di guerra (1940-1945) ed una (12 dicembre 1968, n. 1034) per essere stato internato in campo di prigionia in Germania.
Dalla guerra si portò dietro delle schegge in testa, nel petto e nella schiena.
Chiusa questa lunga parentesi in divisa, prima dell’Esercito, poi da partigiano garibaldino, per Giovanni Deplano inizia una nuova fase della sua vita, come civile.
Appena tornato dalla guerra come tutti i reduci ebbe tanti problemi ad ambientarsi.
Sposato con Luigina Lai, avrà sei figli: Mario, Antonio, Ignazio, Maria Carmine, Sergio, Ferdinando.
Dopo un periodo di emigrazione per lavoro, alla fine degli anni ’60 si trasferì con la sua famiglia a Cagliari. Come tanti seuesi si dedicò al commercio, avviando un negozio di generi alimentari in via Lombardia.

Il nipote, l’ingegner Giovanni Deplano parlava spesso col nonno, di cui condivideva il nome. Così lo descrive: “…molto loquace, se stuzzicato sull’argomento della guerra ne parlava per ore, però come sempre accade, le cose venivano solo ascoltate, senza pensare a quanto sarebbe stato bello trascriverle per le generazioni future”.
Sul periodo trascorso in divisa, combattendo sul fronte dei Balcani (Albania, Grecia e Montenegro) sempre il nipote Giovanni ricorda, che non smetteva mai di sottolineare che: “La guerra era molto dura. Anche nel fronte balcanico l’esercito italiano era allo stremo e si moriva di fame. Nel primo periodo lui e i suoi compagni, qualcosa da mangiare la riuscivano a requisire alla popolazione locale, ma alla fine per sfamarsi arrivarono a dover dissotterrare nella notte le patate appena piantate per cibarsene.”
Tra i ricordi di quel triste periodo trascorso al fronte Giovanni Deplano aveva raccontato alla famiglia che, essendo in Iugoslavia la maggior parte della popolazione non cristiana, era usanza diffusa preparare un banchetto per i defunti nei cimiteri. Come si può facilmente immaginare quel cibo venne molto gradito dai commilitoni!
Recentemente, attraverso un’accurata ricerca documentale, il nipote ha anche casualmente scoperto la stesso periodo di prigionia trascorso nei campi di concentramento tedeschi, subita dal nonno mentre combatteva insieme ai partigiani. Una triste esperienza di cui nessuno in famiglia aveva mai avuto sentore.
Giovanni Deplano muore a Cagliari il 29 aprile 1993, dopo una lunga malattia, nell’Ospedale “SS. Trinità”, dove si trovava ricoverato. E’ sepolto nel Cimitero “San Michele” di Cagliari.
(Giuseppe Deplano © 2016)

(La foto è di Giovanni Deplano, suo nipote)

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